Cucinelli, San Francesco e quella nuova “sorella” chiamata IA

Scritto da il Agosto 23, 2026

PERUGIA – A fine estate Brunello Cucinelli si ferma. Guarda alla stagione trascorsa, come è solito fare, ma soprattutto prova a spingere lo sguardo un poco più avanti. Quest’anno, per immaginare il futuro, da Solomeo torna indietro di otto secoli e affida a Francesco d’Assisi una delle domande più contemporanee: che cosa dobbiamo aspettarci dall’intelligenza artificiale?

L’imprenditore perugino immagina così la risposta del Santo che chiamava fratelli e sorelle gli elementi del Creato. Francesco, pensa Cucinelli, probabilmente non avrebbe avuto paura dell’intelligenza artificiale. L’avrebbe accolta, governata e forse persino chiamata “sorella”, perché nata dall’ingegno umano. Ma le avrebbe assegnato un confine preciso. E agli uomini avrebbe detto: «Siate aperti; non lasciate che le cose quotidiane prevalgano su quelle eterne».

L’IA possiede memoria, rapidità, ragione. All’uomo appartiene invece quella scintilla imprevedibile che Cucinelli chiama «follia»: la creatività, il pensiero, l’autonomia, l’anima. Ed è qui che la lettera sembra prendere le distanze sia dagli entusiasmi incondizionati sia dalle profezie più cupe: la tecnologia non come sostituta dell’uomo, ma come collaboratrice, quasi una collega. Per dirla con le parole dell’imprenditore umbro, «un’ancella», capace magari di liberare la persona da qualche affanno, restituendole tempo, misura e perfino un rapporto più autentico con la natura.

Nel dialogo immaginato da Solomeo, Francesco affiderebbe allora agli uomini del nostro tempo un pensiero che attraversa gli otto secoli che ci separano da lui: accogliere la nuova “sorella” e imparare a governarne la potenza, senza consegnarle ciò che ci rende umani.

Perché alla fine, dalla lettera resta sospesa una domanda che riguarda meno le macchine di quanto sembri: non quanto intelligente diventerà l’intelligenza artificiale, ma quanto sapremo continuare a esserlo noi.

Brunello Cucinelli


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