Cinquant’anni di liceo Galilei a Perugia, una storia che continua
Scritto da Redazione il Dicembre 21, 2025
L’idea era quella di celebrare un traguardo non scontato, cinquant’anni di istruzione scientifica a Perugia attraverso i presidi, i docenti e gli studenti che hanno cadenzato la storia condivisa del liceo Galileo Galilei, fondato nel 1975 in via Manuali. Così, il pomeriggio di festa organizzato all’Auditorium San Francesco al Prato è diventato un racconto collettivo, costruito tra voci, immagini, musica e dialoghi tra generazioni. Un compleanno speciale che ha scelto di non fermarsi alla memoria, ma di usarla come spinta verso il futuro.

Ad aprire l’evento la dirigente scolastica Stefania Moretti, che ha invitato a leggere questa tappa non come una cifra tonda, ma come percorso vivo della città. «Una storia fatta di persone, idee, passioni, strade intraprese – ha detto – sostenuta da una comunità che riconosce nella scuola un presidio civile, sociale e culturale». Una scuola che non resta chiusa in sé, ma dialoga con il contesto urbano e sociale in cui è nata, a partire da quella scelta politica che negli anni Settanta trasformò l’ex manicomio in un polo formativo, come ha ricordato la consigliera provinciale Francesca Pasquino. «Una scelta lungimirante che ha anticipato la legge Basaglia trasformando un luogo chiuso e di sofferenza in un polo aperto e formativo». Il vicesindaco di Perugia Marco Pierini ha portato i saluti della sindaca Vittoria Ferdinandi, rivolgendo al Galilei l’augurio di «continuare a crescere nel segno dell’inclusione e dell’innovazione, restando capace di far crescere le persone».

Il cuore del pomeriggio è stato il format Pianeta Galilei, un viaggio nello spazio e nel tempo che ha messo in relazione studenti di ieri e di oggi. Sul palco, guidati con ironia e affetto da Mauro Casciari e Michele Bellucci, ex studenti e oggi conduttori, si sono alternati racconti molto diversi per età e percorsi, ma legati da un filo comune: l’esperienza del liceo come luogo di incontro e di scoperta. Lo ha ricordato con forza la professoressa Anna De Lauretis, da 33 anni al Galilei, aprendo la serata con un monologo diventato uno dei passaggi più intensi: «I ragazzi sono la forza che impedisce alla scuola di invecchiare». Un’idea che ha attraversato tutto l’evento, dai confronti generazionali – come quello tra il sottosegretario Emanuele Prisco e lo studente Alessandro Di Micco, presidente della Consulta provinciale – fino al dialogo tra chi ha vissuto la scuola in epoche diverse. Entrambi “galileiani”, come Prisco anche Alessandro si studierà giurisprudenza. Curioso anche il confronto tra Filippo Bargelli, responsabile dell’ufficio stampa Anas ed ex fondatore del giornale scolastico Il Saggiatore, e Caterina Carlini, studentessa e attuale direttrice della rivista, che ha restituito la continuità di una tradizione fatta di partecipazione, scrittura e senso critico, pur nel cambiamento di strumenti e linguaggi. «La prima stesura, a inizio anni Duemila, la facemmo con il complicatissimo programma Corel draw», ha rivelato.

Emblematico il momento che ha visto insieme Andrea Stafisso e Costanza Spera, oggi assessori comunali, un tempo su barricate opposte durante le occupazioni e le proteste studentesche. I loro ricordi sono finiti in una capsula del tempo che sarà riaperta tra venticinque anni. «Abbiamo iniziato allora le nostre battaglie per i luoghi della città che oggi siamo chiamati a governare», hanno raccontato.

Il liceo come spazio che fa nascere passioni è tornato anche nelle parole di Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids e nel saluto video di Nicolò Filippucci, finalista di Sanremo Giovani 2026. «I rapporti costruiti al liceo me li porto dietro: si cresce, si scelgono le persone con cui relazionarsi, ma quell’ambiente di scambio e comunicazione ha costruito il mio percorso», ha raccontato il frontman dei Fask. La musica, una passione nata tra i banchi del liceo anche nel caso dei Glimmers & Friends, cover band composta da ex studenti oggi avvocati e capitanata da Alessandro Ciglioni.Glitter’s che in chiusura dell’evento hanno offerto un collage di successi dal 1975 ad oggi, da Vasco a Jovanotti.

Tra immagini in bianco e nero e volti di ex presidi, come Prospero Castiglione, in prima fila in platea insieme a ex docenti e autorità, tra cui il prorettore dell’Università per stranieri, Francesco Asdrubali, il racconto si è allargato alle professioni e ai percorsi di vita. Tra i passaggi più toccanti, quello dedicato alle professioni mediche, prima con la neurologa Virginia Cancelloni, poi con Gloria Paganelli, medico di emergenza del team umbro dell’elisoccorso, affiancata dalla cardiologa Cristina Tutarini e dall’ematologa Ilaria Capolsini. «La scuola mi ha cambiato la punteggiatura – ha raccontato Paganelli – da “Perché no.” a “Perché no?”», sintetizzando il valore educativo del dubbio e della curiosità. Sul ledwall sono scorsi anche i video di ex studenti collegati dall’estero, che hanno raccontato il proprio percorso professionale tra ricerca, scienza e finanza. Hanno fornito il loro contributo anche gli alfieri del lavoro Federico Vitillaro, matematico alla Normale di Pisa, Chiara Pozzuoli, specializzata in aerodinamica dei grattacieli, e Margherita Rossi, studentessa magistrale di Fisica. E ancora le interviste doppie in stile “Iene” condotte da Casciari prima e Bellucci poi, tra Silvia Properzi, dottoranda in matematica, e Lorenzo Giulietti, funzionario del Parlamento Ue, entrambi impegnati a Bruxelles, e tra i “milanesi” Antonio Caterino, avvocato, ed Edoardo Centamori, imprenditore dell’Ai.

Ha portato la sua testimonianza anche il consigliere regionale Fabrizio Ricci, presidente della Commissione antimafia, ricordando come proprio a scuola abbia maturato una prima consapevolezza del valore della legalità. Con lui sul palco sono saliti anche lo studente Diego Castrucci, rappresentante del Consiglio di Istituto, e Beatrice Castellani, associata di Fisica tecnica ambientale all’UniPg.

Il futuro è stato raccontato anche in musica, dal coro del liceo diretto da Sergio Briziarelli, dal pianoforte del giovane Alessio Pedini e dalla voce della neo-diplomata Dayana, accompagnata all’oboe dal professor Lorenzo Schmidt, cuore e mente organizzativa dell’evento, sulle note di La Cura di Franco Battiato. Un titolo non casuale. Perché, come ha ricordato l’ingegnere dell’UniPg Beatrice Castellani, il Galilei è stato «una casa», capace di accogliere le persone nella loro complessità e di trasformare il tempo del liceo in un tempo di felicità. Una cura quotidiana che passa anche dal lavoro silenzioso di chi tiene insieme memoria e presente, come le professoresse Fiorella Menconi, Cinzia Angioletti e Marina Venturi, che hanno contribuito a ricostruire la rete degli ex studenti, e i docenti “digital”, Luca Pompei e Daniele Arteritano.

Cinquant’anni dopo, il Galilei continua così a fare quello che ha sempre fatto: non limitarsi a formare, ma accompagnare. E continuare a generare futuro, dentro e fuori dalle aule.


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