Politiche culturali, la Regione avvia la riforma

Scritto da il Novembre 15, 2025

PERUGIA Dieci leggi che sapevano di vecchio, di pratiche polverose e finanziamenti al lumicino. Adesso l’Umbria vuole fare piazza pulita e ripartire da un testo unico che promette di essere “la più grande riforma del settore culturale mai vista da queste parti”, come ha detto senza giri di parole il vicegovernatore Tommaso Bori. Si parte il 28 novembre da Terni con confronto dal basso, senza calare dall’alto una riforma che potrebbe poi rischiare di restare lettera morta. “Si vuole costruire insieme, con chi la cultura la fa tutti i giorni”.
Intanto, parlano i numeri, visto che ai quasi 1,5 milioni già stanziati se ne aggiungeranno altri 1,5 milioni per il 2026, altrettanti per il 2027 e altre risorse arriveranno da fondi europei e nazionali in arrivo. Ma non è solo questione di stanziamenti, ma di approccio con strumenti nuovi in arrivo per completare una riforma che tocca tutto, beni culturali, spettacolo dal vivo, imprese creative, promozione della lettura, arte contemporanea, welfare culturale: un osservatorio regionale, un laboratorio permanente per far diventare l’Umbria davvero creativa, una banca dati delle imprese culturali collegata direttamente col ministero. “Un modello che altre Regioni potrebbero seguire”, ha spiegato la governatrice Proietti che punta sui giovani, sperando di attrarne anche da fuori confine. Bori la chiama “la nostra chiamata alle arti”, un programma che, se i tempi saranno rispettati, si tradurrà in legge tra dicembre 2025 e gennaio 2026, trasformando l’Umbria in una sorta di laboratorio pilota a livello nazionale.


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