Da Sting a Gilberto Gil, il giro del mondo di Umbria Jazz: e oggi ecco Zucchero

Scritto da il Luglio 11, 2026

PERUGIA – C’è un momento in cui ti accorgi che Umbria Jazz non è più soltanto un festival. È quando, nel giro di una settimana, passi dallo stile britannico di Sting ai ritmi di Bahia di Gilberto Gil senza mai lasciare Perugia. Cambiano le lingue, cambiano i continenti, cambia perfino il modo di stare sul palco. Resta la musica, quella capace di trasformare ogni sera l’Arena Santa Giuliana, main stage della kermesse, in un luogo diverso.

Con Sting è stato il ritorno di una leggenda. Un concerto essenziale, quasi spogliato di ogni artificio, dove basso, voce e batteria sono bastati a deliziare Uj di grandi classici. Da Message in a Bottle a Roxanne, passando per Every Breath You Take, il pubblico (13mila paganti) ha ritrovato un artista che a quasi 75 anni continua a mettere la musica davanti a tutto.

Dopo l’amarcord Perigeo e il muro di suoni rock dei Beat di Adrian Belew, Steve vai, Tony Levin e Danny Carey, è arrivato Jon Batiste. Il giovane pianista, tornato a Uj dopo 16 anni, ha trasformato la platea nel suo palco. Entrato tra il pubblico con la melodica, ha fatto cantare Volare a migliaia di persone prima ancora di sedersi al pianoforte. Energia, improvvisazione e quella capacità rara di abbattere ogni distanza tra artista e spettatori.

C’è stato poi il viaggio visionario di Laurie Anderson. Un pianeta sospeso nello spazio, il violino elettrico, le immagini che dialogano con la musica e una band guidata da Steven Bernstein. Per una sera Santa Giuliana si è trasformata in un’opera contemporanea dove jazz, elettronica e letteratura hanno raccontato l’America di oggi, ricordando che Umbria Jazz è anche il festival della ricerca e delle contaminazioni.

Con Stefano Bollani il festival ha cambiato ancora pelle. Prima il film Tutta vita di Valentina Cenni, viaggio nel dialogo invisibile tra i musicisti, poi il concerto degli All Stars, dove improvvisazione, ironia e complicità hanno dato vita a una delle serate più autentiche dell’edizione. Una musica che nasce dall’ascolto reciproco prima ancora che dalle note.

Infine il Brasile. Prima i Gilsons, la nuova generazione della famiglia Gil, capaci di portare sul palco una bossa nova viva e contemporanea, con un orecchio a Jorge Ben e l’altro a Caetano Veloso. Poi Gilberto Gil, accolto dall’abbraccio di oltre 3.200 spettatori. Prima seduto, poi in piedi con la sua inseparabile chitarra, ha chiesto semplicemente: «Canta Perugia». E Perugia ha cantato davvero, tra Samba da Zazuera, Garota de Ipanema condivisa con la nipote Flor e una lunga festa che ha trasformato Santa Giuliana in una spiaggia di Bahia, con tanto di coriandoli finali.

È il segno di un’edizione che ha fatto della varietà il suo punto di forza. Il jazz più puro del Morlacchi e della Sala Podiani, le contaminazioni dell’Arena, i concerti gratuiti che ogni giorno riempiono il centro storico, i giovani delle Berklee Clinics e del Conad Jazz Contest. Ogni spazio racconta una faccia diversa dello stesso festival.

Adesso il testimone passa a Zucchero. Il bluesman emiliano arriva a Perugia nel momento migliore del tour. «Le cose stanno andando talmente bene che l’idea che possano andare ancora meglio quasi mi spaventa», ha raccontato nei giorni scorsi. L’attesa è quella delle grandi occasioni, con oltre settemila spettatori pronti a riempire l’Arena per un concerto che promette di essere uno dei momenti più partecipati di questa edizione.

Perché, in fondo, è anche questo il bello di Umbria Jazz: passare in pochi giorni da Londra a New Orleans, da Gorizia a Bahia, per ritrovarsi infine in Emilia. Sempre seguendo la stessa bussola. Quella della musica, divertente come un Funky Gallo e libera come un partigiano reggiano.

Il rush finale

Mentre l’Arena continua a parlare le lingue del mondo, il cuore più raccolto del festival non smette di battere. Il Teatro Morlacchi e la Sala Podiani hanno accompagnato ogni giornata con il jazz d’autore, registrando un successo costante. Tra i velluti del teatro comunale, alle 17,30 tocca al pianismo raffinato di Fred Hersch e alle 21,30 al quartetto stellare capitanato da Gonzalo Rubalcaba e completato da Chris Potter, Larry Granadier, Eric Harland, con First meeting. La canadese Kris Davis firma il doppio appuntamento – 12 e 15,30 – della Sala Podiani. Alle 19 riapre un’altra storica location di Uj, il Teatro Pavone che nel centenario della sua nascita ospita l’omaggio alle canzoni di Dario Fo col figlio Jacopo e il maestro Enrico Intra. Domani il gran finale: in serata all’Arena con Elvis Costello, al Morlacchi alle 17,30 con Kenny Barron, tra i grandi maestri del pianoforte jazz, e in Galleria al trio di Aaron Parks, per gli ultimi due giorni di una programmazione che ha confermato il valore del “festival nel festival” voluto da Carlo Pagnotta.


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